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Ghiaccio, Sport

Pattinaggio, stasera l’ultima medaglia. Ma la russa non deve vincere!

Da Gennaro Bozza 19/02/2026

Nel Libero Donne la sfida fra Giappone con Sakamoto e Nakai e gli Stati Uniti con Alysa Liu, con la russa Petrosjan, già danneggiata proprio dai giudici giapponesi e statunitensi nel Corto, vittima designata per evitare la beffa più grande alla Federazione internazionale ghiaccio

Fuochi d’artificio sul ghiaccio stasera per l’ultima gara del programma olimpico di pattinaggio artistico, il Libero Donne. O almeno così viene presentata da tutta la stampa mondiale, compresa la Federazione internazionale del ghiaccio, l’Isu. Ma sono fuochi fatui, perché le vere esplosioni fantasmagoriche che illuminano la scena sono già avvenute fuori dagli impianti sportivi, al freddo non del ghiaccio, ma degli squallidi uffici federali delle nazioni più potenti che si dividono il bottino di medaglie messo a disposizione da Cio e Isu con l’esclusione della Russia.

E sì, perché la lotta non è sul ghiaccio, ma sul tavolo dei giudici, che già nel Corto hanno fatto capire che quello che accade in pista non ha alcun valore. Ed è una lotta fra Stati Uniti e Giappone, che come primo obbiettivo comune hanno l’eliminazione dell’unica pattinatrice russa, ufficialmente Ain, atleta indipendente, ammessa all’Olimpiade e in grado di surclassare il resto del mondo, Adeliia Petrosjan. Poi, una volta affossata Petrosjan con voti scandalosi, ci sarà il duello dell’Oceano Pacifico, con i mezzi di informazione che, ancora una volta, cercheranno di far credere agli spettatori e agli appassionati di stare assistendo al più bello spettacolo che si sia mai visto, a una competizione sana e pulita.

La classifica dopo il programma Corto dice qualcosa, ma non tutto, perché un’analisi accurata dei voti dei nove giudici rende chiara la situazione. In particolare, la giudice giapponese Ritsuko Horiuchi e quello statunitense Kevin Rosenstein si sono distinti per i voti più bassi dati a Petrosjan, con l’intento di eliminarla dalla lotta per la vittoria, e poi pompando a dismisura quelli per le proprie rappresentanti. Il risultato ha favorito soprattutto le giapponesi, che si ritrovano prima (Nakai), seconda (Sakamoto) e quarta (Chiba) con la sola statunitense Alisa Lyu, campionessa mondiale in carica, a reggere il confronto, seconda, mentre le altre due connazionali restano dietro a causa di errori gravi (Glenn, 13ma) o di rendimento inferiore alle attese (Levito, ottava). A dare fastidio restano due russe: quella quasi ufficiale Petrosjan, quinta dopo il Corto, e quella sotto altra bandiera, Gubanova, sesta, per la Georgia. Detto che Gubanova non può lottare per le medaglie per limiti di tenuta fisica, il vero significato di questa sfida è tutto nella possibilità che Petrosjan scampi alle “forche caudine” dei giudici e sia valutata per la sua bravura e non per il “peccato originale” di essere russa.

Ma per capire meglio tutto questo è necessario fare un passo indietro, a un anno fa ai Mondiali di Boston. Quella è stata la quarta edizione consecutiva senza Russia e Bielorussia, in particolare senza le fenomenali pattinatrici russe nell’individuale Donne, dopo che Cio e Isu decretarono la loro esclusione nel 2022 a causa dell’invasione dell’Ucraina. A Boston, come in tutte le altre gare internazionali, non c’erano i russi ufficiali, ma quelli “emigrati” sotto altre bandiere, erano 28 in totale, qui a Milano sono 19, più i due ufficiali Petrosjan fra le donne e Gummenik fra gli uomini. C’erano però, come in tutte le gare internazionali, i tecnici russi, che non sono mai stati esclusi. In particolare, a seguire gli atleti della Georgia, c’era Eteri Tutberidze, la cosiddetta “strega cattiva”, allenatrice di quasi tutte le ragazze russe che hanno strabiliato il mondo con le loro prove, compresa Kamila Valieva, poi squalificata a Pechino 2022 con l’accusa di doping. Tutberidze non rilasciava interviste da anni, ma fece un’eccezione per me (il file con la registrazione è a disposizione). Qui trovate l’articolo pubblicato su sportsenators.

Quell’articolo si concludeva così: “Poi è di nuovo tempo di ghiaccio e di pattini, l’obbiettivo di Milano 2026, dove Tutberidze ci sarà quantomeno come allenatrice del georgiano Egadze, in attesa dei russi che riusciranno a qualificarsi a settembre nella gara a Pechino. Ma una mezza parola, fuori intervista, suona come il trillo del diavolo nella mente, qualcosa che, per correttezza, non si può ancora riferire. Un altro colpo di scena? Beh, con un personaggio come Eteri Tutberidze, non sarebbe una sorpresa”.

Adesso, quando quello che mi aveva anticipato Tutberidze, con l’impegno di non divulgarlo, si è realizzato, sono libero di raccontarlo. Tutberidze mi rivelò, già un anno prima dell’Olimpiade, che non sarebbe stata l’allenatrice di Petrosjan a Milano. E, la cosa più importante, non era una decisione sua, infatti si mostrava dispiaciuta per non poter seguire la sua allieva nell’occasione più importante. La decisione, quindi, era stata presa dai dirigenti russi. Il motivo? Mi pare evidente: allentare la tensione su Petrosjan, designata per partecipare all’Olimpiade, non affiancandole l’allenatrice che tutto il mondo aveva preso di mira come responsabile di tutte le nefandezze immaginate in particolare dalla propaganda statunitense, dal doping ai metodi di allenamento “da tortura”. E, soprattutto, i dirigenti russi speravano che in questo modo i giudici non si sarebbero scatenati contro Petrosjan per il fatto di essere allieva di Tutberidze.

In panchina a Milano per Petrosjan è andato Daniil Gleikhengauz che è il suo coreografo, ma qui è accreditato come tecnico. Nel Corto c’era lui. Tutberidze non si è vista ed è ufficiale che lei non è registrata come allenatrice di Petrosjan. A proposito di Gleikhengauz, va ricordato che alla gara di qualificazione olimpica disputata a settembre 0225 a Pechino, l’Isu non lo aveva ammesso come allenatore di Petrosjan. Se adesso è a Milano con l’accredito di tecnico è perché il Cio glielo ha concesso. Altra dimostrazione di come l’Isu non voglia accettare l’imposizione della partecipazione dei russi voluta dal Cio. Comunque, pur senza Tutberidze sotto i riflettori, si nota che il calcolo dei dirigenti russi era sbagliato. I giudici, che ci sia o no Tutberidze in panchina con Petrosjan, hanno un solo obbiettivo: eliminare qualsiasi traccia di Russia dal podio. Infatti, proviamo a immaginare cosa succederebbe se Petrosjan vincesse la gara. Sarebbe la distruzione di tutta la narrazione che il mondo del pattinaggio artistico, dall’Isu alle Federazioni nazionali, dagli esperti odiatori della Russia ai mezzi di informazione, ha creato in questi quattro anni che hanno falsato totalmente la storia di questo sport. Una Sakamoto, che ha vinto tre ori e un argento ai Mondiali senza russe, che viene presentata come la regina del ghiaccio, una delle più forti di ogni tempo, se ci fossero state le russe in gara non avrebbe vinto non solo neanche un oro, ma neanche una medaglia. E anche qui a Milano, invece, tutti pronti a celebrarla come una fuoriclasse. Siamo oltre il ridicolo!

E così, possiamo tornare alla gara di stasera. Che i giudici giapponese e statunitense abbiano avuto un comportamento scorretto non è una opinione, ma un fatto dimostrato dai loro voti e dal confronto con gli altri giudici. Già nel “grado di esecuzione”, vale a dire il giudizio su come l’elemento viene eseguito, che sia un salto o una trottola, queste due giudici si sono “trattenuti”, in particolare quello statunitense, ma anche altri si sono distinti in questa “frenata” come l’austriaca Schadenbauer. Il fatto più grave, però, si verifica nel giudizio dei Components, i riferimenti artistici che si dividono in tre voci: Composizione, Presentazione e Qualità di pattinaggio (Skating skills). Qui, il giapponese e lo statunitense si scatenano e mandano all’inferno Petrosjan. Detto che il voto arriva a un massimo di 10, con singoli scatti di 0,25 (per cui i voti andrebbero così: 9,00; 9,25; 9,50; 9,75, 10,00), nel caso di Petrosjan gli altri sette giudici nel Corto hanno dato a Petrosjan voti dall’8,00 all’8,50, con due soli 7,75, uno della Schadenbauer negli Skating skills, uno del britannico Grainge nella Composizione. La giapponese Horiuchi dà 7,50 nella Composizione, 7,75 nella presentazione e solo 7,25 negli Skating skills; lo statunitense Rosenstein riesce a fare peggio con 7,00 nella Composizione, 7,25 nella presentazione e 7,50 negli Skating skills. In pratica, secondo loro, Petrosjan è una dilettante che non riesce a dare consistenza alla parte artistica del programma.

Qualcuno potrebbe pensare che Petrosjan, avendo soltanto 18 anni (ne compirà 19 il 5 giugno) è “acerba”, quindi non in grado di esprimersi ai massimi livelli dal punto di vista artistico. L’invito è a guardare bene il suo programma, impostato sulle musiche di Michael Jackson, con costume di gara adeguato, per accorgersi di quanto sia ridicolo il giudizio dei due giudici citati. E poi, c’è il discorso speciale sulla qualità tecnica, perché qui entriamo davvero in un altro mondo. Ovviamente, c’è la doverosa premessa che Petrosjan, che non si è ancora completamente ripresa da un infortunio, ha qualche difficoltà a realizzare il suo programma completo, con cui ha ottenuto punteggi strabilianti. Per capire meglio il suo valore e rapportarlo a quelle delle presunte campionesse portate avanti dalle giurie, è opportuno ricordare qual è il suo programma tecnico di salti.

Naturalmente, parliamo del suo programma quando è in buone condizioni fisiche, quindi di una sequenza di salti che non può realizzare in questa Olimpiade ma che danno l’idea precisa del suo livello tecnico e della distanza che la separa dalle “terrestri”, in particolare da Sakamoto che viene considerata la grande favorita di stasera. Prendiamo quindi le migliori prove di Sakamoto e di Petrosjan in modo da vedere le differenze, non tanto di punteggio (che sono già abissali, anche considerando qualche punto in più per Petrosjan perché ottenuto nei Campionati Nazionali, visto che le era impedito di partecipare alle gare internazionali), quanto di programma di salti, perché lì, a prescindere dalla valutazione dei giudici, si ha l’idea esatta di cosa è capace l’una e di cosa è capace l’altra.

Comincio con Kaori Sakamoto che ottiene il suo punteggio record ai Mondiali 2022 a Montpellier con 236,09. Ecco i suoi programmi di salti nel Corto e nel Libero:

Corto 80,32 (43,25 tecnico – 37,07 componenti): doppio Axel, triplo Lutz, triplo Flip-triplo Toeloop.

Libero 155,77 (80,10 tecnico – 75,67 componenti): doppio Axel, triplo Lutz, triplo Flip-doppio Toeloop, triplo Salchow, triplo Flip-triplo Toeloop, doppio Axel-triplo Toeloop-doppio Toeloop, triplo Rittberger.

Ed ecco il miglior risultato di Adeliia Petrosian, ai Nazionali di Russia 2025 con un totale di 262,92 punti.

Corto 85,78 (48,17 tecnico – 37,61 components): triplo Axel, triplo Lutz, triplo Flip-triplo Toeloop.

Libero 177,14 (100,47 tecnico – 76,67 componenti): triplo Axel, quadruplo Toeloop-doppio Toeloop, quadruplo Toeloop, triplo Rittberger, triplo Lutz-doppio Axel-doppio Axel, triplo Flip-triplo Toeloop, triplo Flip.

Ora, come detto, lasciamo da parte i punteggi e guardiamo soltanto i salti. Nel totale di Corto e Libero, Sakamoto ha un doppio Axel, 4 salti tripli, 2 triplo+triplo, un triplo+doppio, un doppio+triplo+doppio, un triplo+doppio+doppio.

Petrosjan ha 2 tripli Axel, un quadruplo, 3 tripli, un quadruplo+doppio, 2 triplo+triplo, un triplo+doppio+doppio.

Se vogliamo ridurre il tutto in termini banali, Sakamoto compie 40 rotazioni in aria nei suoi 10 salti fra Corto e Libero, Petrosjan ne fa 44, e già c’è una differenza sensibile, che però diventa molto più grande se si considera la difficoltà del triplo Axel, fatto due volte, e dei quadrupli (uno singolo, l’altro in combinazione), i quattro giri in più compiuti da Petrosjan sono proprio quelli realizzati in questi quattro salti che sono di una difficoltà estrema. In definitiva, se Sakamoto non solo non riesce a fare salti quadrupli, ma nemmeno un triplo Axel, ci si rende conto di come non ci sia confronto fra le due pattinatrici.

E arriviamo alla conclusione e alla gara di stasera. Se la giapponese Nakai (18 anni ad aprile), in testa dopo il Corto, riesce a reggere il maggiore sforzo fisico del Libero, con il suo triplo Axel potrebbe mettersi al riparo da Sakamoto. L’altra giapponese Chiba appare molto fallosa e un recupero dal quarto posto appare problematico, deve azzeccare la gara della vita senza neanche un errore per sperare. La statunitense Alisa Lyu, che ha vinto ai Mondiali l’anno scorso a Boston, ha come principale difetto le rotazioni mancanti sui salti, particolare sul quale i giudici a Boston 2025 hanno sorvolato parecchio, ma si è visto nel Corto che in giuria molti sono pronti a fare lo stesso, in una specie di duello fra schieramenti, Stati Uniti da una parte, Giappone dall’altra. E tutti insieme contro la Russia. Poi potrà succedere che Petrosjan sbagli e non ci sia bisogno di alcun intervento “extra” per toglierle la medaglia, e l’Isu avrà buon gioco a dire che l’oro olimpico è andato alla pattinatrice più brava, ma il significato non cambia: la Russia poteva e doveva essere presente con tre pattinatrici, come qualsiasi altra nazione che riesca a qualificarne tante, e quindi poter vincere anche se una delle tre fosse arrivata in cattive condizioni di forma, può invece presentarne solo una che, incappata in un infortunio che la limita tuttora, deve affrontare anche giudici che tentano di danneggiarla. E’ il delitto perfetto!

Torniamo perciò a Petrosjan. E’ chiaro che non è in grado fisicamente di fare l’intero programma ricordato prima che la porterebbe 30 punti sopra tutte le altre, ma le basterebbe un triplo Axel o un quadruplo Toeloop per staccarle. Ai giudici non rimarrebbe altro che esagerare al massimo con i voti dei Components per Sakamoto e ridurre al minimo quelli di Petrosjan, come già fatto nel Corto, per impedire la vittoria della russa, che suonerebbe come una beffa per tutto il mondo extrarusso del pattinaggio. E che sia così non è una ipotesi azzardata, ma la semplice osservazione della realtà. Per capirlo basta leggere il Comunicato ufficiale dell’Isu per la presentazione della gara due giorni fa.

Ecco il comunicato completo. Titolo: “Le favorite Sakamoto e Liu affronteranno una dura competizione nel programma corto femminile”. Testo: “La campionessa del mondo in carica Alysa Liu (USA) e la tre volte medagliata olimpica giapponese Kaori Sakamoto affronteranno una dura concorrenza nel programma Corto femminile ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La competizione si preannuncia molto aperta, con molte atlete di alto livello pronte a scendere sul ghiaccio. La campionessa del mondo e del Grand Prix ISU in carica, Liu, è la protagonista. Alla sua seconda Olimpiade, Liu ha messo in scena un sorprendente ritorno un anno fa, quando è tornata in pista dopo il ritiro per conquistare il titolo mondiale. La tre volte campionessa del mondo ISU Sakamoto ha dominato questo ciclo olimpico. Alla sua ultima stagione, punta a conquistare l’oro olimpico. Amber Glenn (USA) ha un triplo Axel nel suo arsenale che potrebbe darle un vantaggio sulle sue avversarie, mentre Ami Nakai (JPN) è la nuova arrivata più entusiasmante. Dotata di un triplo Axel, è salita sul podio all’ISU Grand Prix e all’ISU Four Continents di questa stagione.

La gara inizierà martedì alle 18.45 ora locale presso la Milano Ice Skating Arena”.

Più che un comunicato dell’Isu, sembra il bollettino delle Federazioni del Giappone o degli Stati Uniti! Quindi, la Federazione Internazionale Ghiaccio, in un comunicato ufficiale, ignora completamente la pattinatrice più forte di tutte, che può anche presentare un programma ridotto ma resta potenzialmente una candidata al podio. Addirittura paradossale la frase “con molte atlete di alto livello pronte a scendere sul ghiaccio”. Già, molte atlete di alto livello, ma non la russa Petrosjan, perché “la Russia non esiste”. E non si sta parlando di un mezzo di informazione privato che è libero, pur sbagliando, di non voler considerare gli atleti russi. Siamo in presenza della Federazione internazionale che cancella dalla presentazione della gara olimpica una fortissima atleta russa. Pensate un po’ se vincesse, altro che beffa, sarebbe il più grande schiaffo al mondo del pattinaggio che in questi ultimi quattro anni ha rubato medaglie che mai avrebbe potuto vincere. E resta il dubbio che, subliminalmente, in questo modo, venga lanciato, ai giudici e a tutto il mondo, il messaggio più chiaro possibile: l’atleta russa non deve vincere.

Tags: olimpiadi milano cortina, Pattinaggio, stasera l’ultima medaglia. Ma la russa non deve vincere!

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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