Esiste un giorno in cui Eddy Merckx ha dimostrato a tutti di essere il vero “Cannibale” dello sport mondiale? Difficile da dirsi, ma probabilmente quel giorno potrebbe essere il 7 giugno 1973 quando il Giro d’Italia approda ad Andalo.
E’ la tappa numero 18 e da un bel pezzo il capitano della Molteni è in maglia rosa sin dal prologo dove aveva condiviso il simbolo del primato con il connazionale Roger Swerts. Il Giro è partito dal Belgio e non ha visto altra bandiera che quella tricolore, ma quella nero, giallo, rossa.
Si scala il Monte Bondone e il Fai della Paganella prima di approdare nella località trentina e quel giorno piove. E’ necessario passare dalle “forche caudine” della vetta sopra Trento dove l’asfalto ancora non esiste e lo sterrato si trasforma in una fanghiglia infida e scivolosa.
Merckx lo sa e per questo fa sfogare uno dei principali scalatori del circuito, lo spagnolo José Manuel Fuente, che mette il gruppo alla frusta imponendo un forcing forsennato con i compagni di squadra della KAS-Kaskol e attacca in compagnia del collega Santiago Lazcano.
Gli spagnoli transitano al gran premio della montagna con cinquantadue secondi sul gruppetto Merckx di cui fanno parte Felice Gimondi (Bianchi-Campagnolo), Giovanni Battaglin (Jollj Ceramica), Roger De Vlaeminck (Brooklyn) e Gonzalo Aja (KAS-Kaskol), mentre a tre minuti passano Italo Zilioli (Dreher Forte) e Wladimiro Panizza (G.B.C. – Sony – Furzi).
In discesa verso Trento Merckx non rischia nulla, rientra tranquillamente sugli spagnoli, mentre dietro Zilioli e Panizza rischiano il tutto per tutto per comporre un gruppo di undici atleti. Questi sono però destinati a spezzettarsi salendo verso il Fai della Paganella dove il primo a saltare è De Vlaeminck, seguito da Panizza e da altri quattro.
Rimangono quindi davanti Galdos, Fuente, Lazcano, Gimondi, Battaglin e il fuoriclasse belga, ma per gli spagnoli lo sforzo della scalata precedente costa carissimo e crollano pure loro. I due italiani resistono fino a un chilometro dalla vetta, ma proprio lì cedono di schianto.
Merckx passa al GPM con venticinque secondi di vantaggio su Gimondi e Battaglin con il distacco che si dilata lungo la salita dolce che porta all’arrivo e che vede il belga trionfare con quarantasei secondi sul bergamasco e 1’30” sul veneto. Manca ancora una tappa di salita, ma ormai il Giro è di Merckx che può concludere la corsa mantenendo sempre indosso la maglia rosa.
