Cyrano è forse uno dei personaggi più temerari della letteratura francese, ma al tempo stesso uno dei più controversi. Tanto spavaldo nel lanciarsi in un duello, altrettanto timoroso nell’esprimere tutto il proprio amore per Rossana.
Come si direbbe «preferisce le parole ai fatti». Lo stesso non si potrebbe dire per il Tour de France 2014 che ha visto Vincenzo Nibali dominare smentendo con le azioni tutti i dubbi della vigilia. Quando si arriva a Bergerac tutti pensano a una volata, dove tutto lo spartito è già scritto, eppure in casa di Cyrano la beffa è sempre dietro l’angolo.
L’inizio è subito in salita con un nubifragio che si abbatte sul gruppo con Cyril Gautier (Team Europcar), Tom-Jelte Slagter (Garmin Sharp), Rein Taaramae (Cofidis, Solution Crédits), Martin Elmiger (IAM Cycling) e Arnaud Gérard (Bretagne – Séché Environnement), tuttavia i fuggitivi non vanno oltre i due minuti, tenuti sempre sotto controllo dalle squadre dei velocisti.
Il plotone riesce così a riunirsi a dieci chilometri dall’arrivo, tuttavia sulla Cote de Monbazillac Marcel Kittel (Team Giant-Shimano) si stacca a sorpresa. Nel gruppo l’anarchia la fa improvvisamente da padrona e così, una volta scollinati, attacca Ramūnas Navardauskas (Garmin Sharp) che nel giro di qualche chilometro arriva a guadagnare una ventina di secondi.
Negli ultimi tre chilometri la pioggia mostra tutti i suoi effetti con una caduta che coinvolge Peter Sagan (Cannondale) e Romain Bardet (AG2R La Mondiale), oltre a Vincenzo Nibali che rimane leggermente attardato, con i distacchi però neutralizzati.
Navardauskas non si ferma, sfrutta le proprie doti da cronomen e conquista la vittoria anticipando di sette secondi John Degenkolb (Team Giant-Shimano) e Alexander Kristoff (Team Katusha).
